La vera pelle è sostenibile?

sostenibilità vera pelle e cuoio

In un mondo sempre più attento (fortunatamente) alla sostenibilità dei suoi prodotti, l’industria della pelle non fa eccezione. Le nuove tecnologie, le regolamentazioni sempre più rigide, le magnifiche qualità del cuoio e la produzione artigianale made in Italy riducono sempre di più l’impatto ambientale dei prodotti in pelle made in Italy. Vediamo, quindi, come la vera pelle italiana è un prodotto sotenibile e cosa si intende con sviluppo sostenibile della pelle.

Che cos’è lo sviluppo sostenibile

Quando parliamo di sostenibilità e impatto ambientale di un prodotto, dobbiamo considerare tutto il suo ciclo vitale, cioè dall’approvvigionamento della materia prima fino al prodotto finito. In più, bisogna considerare anche l’impatto che l’industria ha sulle persone che ci lavorano e sui consumatori, cioè la sostenibilità aziendale.

Cosa si intende per sviluppo sostenibile della pelle

Facendo ricerche per questo articolo, ho letto le cose più svariate, dalle teorie del complotto a mirabolanti strategie di marketing con prefissi come ECO, VEGAN o CRUELTY FREE.

SPOILER ALERT!: anche la produzione di massa di abbigliamento e accessori in plastica che durano meno e si degradano in più tempo ha impatto sulla vita degli animali e sugli ecosistemi.

Insomma, di disinformazione ne ho trovata tanta. Vi propongo quindi quello che vuole essere un articolo il più possibile informativo ed esaustivo sulla sostenibilità della vera pelle e della sua produzione. Naturalmente, questi processi variano da paese a paese in base alle leggi che regolamentano l’industria e il mercato. Paesi come la Cina, l’India o il Bangladesh, che sono grandi produttori di pellami finiti, attualmente non hanno gli stessi standard qualitativi e di sostenibilità che si trovano in Europa. Per praticità, in questo articolo mi limiterò alla produzione e agli standard italiani ed europei. Vediamo quindi:

Da dove arriva il cuoio?

A differenza di quello che molti credono, il cuoio non deriva dalla pelle di animali uccisi per questo scopo. Infatti, il 99% del pellame viene dal recupero dagli scarti dell’industria alimentare (per lo più ovini, bovini e caprini), che altrimenti andrebbero smaltiti in altro modo. Insomma, si fa di uno scarto una risorsa. Inoltre, bisogna sottolineare due aspetti importanti:

  • l’industria del cuoio lavora in base alle quantità offerte dall’industria alimentare e non viceversa. Cioè, tanta più richiesta di carne e latte avrà l’industria alimentare, tanti più scarti verranno recuperati dalle industrie conciarie.
  • la qualità del cuoio deriva dalla qualità di vita degli animali. Maggiore sarà stato il loro benessere, migliore sarà la qualità della loro pelle.  Questo significa che i pellami di prima qualità non possono provenire da allevamenti intensivi. Nel mondo della vera pelle, infatti, le piccole imperfezioni che derivano da eventuali graffi o punture che l’animale può essersi procurato nei pascoli sono dei pregi che dimostrano la genuinità della pelle.

L’Italia è il primo paese europeo per la produzione di pellame, parliamo del 65% della produzione europea e il 23% di quella mondiale (rapporto UNIC 2019). Il pellame prodotto in Italia è destinato prevalentemente all’alta moda, per questo anche il pellame grezzo importato dall’estero è solitamente pellame di prima qualità da allevamenti con una buona qualità di vita dell’animale.

Le concerie italiane e l’impegno per la trasparenza e l’economia circolare

L’UNIC (Unione Nazionale Industria Conciaria) – Concerie Italiane si sta impegnando sempre di più affinché lo standard di produzione per la sostenibilità del cuoio sia sempre più alto. Le concerie italiane ed europee già da tempo devono rispettare rigide regolamentazioni sulla tutela dei lavoratori e dell’ambiente.

Un esempio di quest’impegno è lo standard UNI EN 16484:2015 “Cuoio – Requisiti per la determinazione dell’origine della produzione del cuoio” che prevede che la denominazione “Made in …” possa essere assegnata solo se le due ultime fasi di concia sono state eseguite nello stesso paese. Questo garantisce che i pellami contrassegnati “Made in Italy” abbiano rispettato lo standard delle normative Europee, con maggiori garanzie per i lavoratori e i consumatori. Inoltre, l’UNIC sta promuovendo dei progetti di trasparenza delle supply chains (a partire dagli allevamenti) con relative certificazioni ICEC TS410 e ICEC TS412, in modo da poter tracciare le materie prime in tutto il loro percorso e dare ulteriori garanzie al consumatore finale.

La concia delle pelli in Italia

In Italia ci sono 3 grandi poli conciari, ognuno specializzato nella produzione di pellami diversi e con diverse destinazioni d’uso: Santa Croce sull’Arno in Toscana, Arzignano in Veneto e Solofra in Campania. Tutti questi impianti si integrano con il territorio, non solo creando lavoro, ma utilizzando tecnologie e metodi innovativi. Tali metodi riducono l’impatto ambientale, creano risorse per altre industrie e danno vita ad un’economia circolare che risulta in una maggiore sostenibilità economica, sociale e ambientale. Vediamo quindi che cosa s’intende per economia circolare e come le concerie italiane stanno procedendo per attuarla.

https://www.italiapelle.com/massa-bacheca-incontri/
Moderni bottali in legno per la concia delle pelli

Cos’è l’economia circolare

Il Parlamento Europeo definisce l’economia circolare come:

“[…] un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile. In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo.”

Abbiamo già visto come l’industria conciaria applichi questo tipo di economia a monte (e da anni) utilizzando come materia prima gli scarti dell’industria alimentare. Andiamo ora a vedere come sta integrando e applicando questo modello a tutto tondo e come sta agendo per diminuire il suo impatto ambientale grazie a:

  1. La diminuzione dell’impronta idrica delle concerie.
  2. La concia sostenibile.
  3. Il riciclo di rifiuti e scarti e l’abbattimento delle emissioni.

1. La diminuzione dell’impronta idrica delle concerie

Per capire quanta acqua è necessaria per i prodotti in pelle ci siamo basati sullo studio “Mind your Steps” di Friends of the Earth del 2015 che investigava l’impronta idrica (o water footprint) di diversi prodotti di uso comune come una t-shirt in cotone, uno smartphone, una barretta di cioccolata o un paio di stivali in pelle bovina. Lo studio divide l’impronta idrica in acque blu (blue water) provenienti da fiumi e corsi d’acqua dolce, acque verdi (green water), cioè l’acqua piovana e acque grigie (gray water), le acque inquinate prodotte dai processi di lavorazione. Questo studio parte dal principio della catena produttiva e termina alla realizzazione del prodotto. Gli autori inoltre precisano che l’impatto idrico e ambientale è diverso in base al tempo e al luogo di produzione.

Impronta idrica cuoio
L’impronta idrica calcolata nel 2015 da Friends of the Earth per un paio di stivali in pelle e uno smartphone

Nel caso degli stivali in pelle, la catena parte dagli allevamenti e i campi per il foraggio e termina con gli stivali. In paesi come l’Italia, dove le acque grigie vengono smaltite correttamente, l’impronta idrica è di 14.503L, mentre in quelli dove le acque inquinate vengono riversate nei corsi d’acqua senza essere depurate, come l’India, è di 25.024L. La water footprint media calcolata nel 2015 è quindi alta, ma anche variabile. Questo ci fa capire l’importanza di un impianto di depurazione delle acque all’avanguardia e regolamentato. Prima di gridare all’insostenibilità dell’industria conciaria, inoltre, è bene tenere presente che per produrre uno smartphone l’impronta idrica media è di 12.760L, quindi poco meno degli stivali.

Inoltre, se andiamo a guardare bene i dati, scopriamo che la maggior parte dell’acqua viene utilizzata nella fase di agricoltura e allevamento, mentre solo il 4% dell’acqua utilizzata durante l’intero processo può essere attribuito alle fasi di concia.

Una nuova prospettiva sull’impronta idirca delle concerie

Le concerie italiane si sono ampliamente attivate per ridurre la propria impronta idrica. Ci sono appositi studi di settore sulla concia tradizionale, come quello di Daniele Pistorio del 2019 che spiega come ridurre la quantità di acqua (e i suoi costi) del 26% (da 1.800 lt per quintale totali iniziali a  1.320 lt per quintale totali) durante le fasi di lavaggio ottenendo lo stesso risultato di pulizia. Ci sono realtà che stanno implementando conce alternative che prevedono fino al 30% di acqua in meno. Infine, ci sono gli sforzi dell’UNIC per il tracciamento della filiera e l’attuazione di un’economia circolare grazie a delle tecnologie sempre più all’avanguardia. Considerate che il 93% dell’acqua utilizzata in conceria diventa reflui di processo che subiscono trattamenti differenziati. Ad esempio, è possibile riutilizzare parte dell’acqua depurata per processi non tecnici o riutilizzare il cromo dopo la depurazione.

Insomma, da quando è stato prodotto lo studio di Friend of the Earth del 2015 l’industria conciaria si è ampliamente attivata per diminuire il suo impatto idrico. In più, è bene guardare oltre il semplice processo di produzione e chiederci, in media quanto dura la vita di uno smartphone e quella di un paio di stivali in pelle?

2. La concia sostenibile

Esistono diversi tipi di concia, come la concia al cromo, al vegetale, mista o all’olio. Attualmente I principali tipi di concia sono quella al cromo e l’antichissima concia al vegetale, per questo ci concentreremo su quest’ultime.

La concia al cromo

La concia al cromo è stata spesso attaccata come inquinante e pericolosa. Sfatiamo questo mito. La concia al cromo in Europa è sicura sia per i lavoratori del settore conciario, sia per i consumatori finali. Infatti, il cromo trivalente usato nella lavorazione è una sostanza sicura e collaudata da anni in questo settore. Inoltre, in Europa, le norme di tutela dell’ambiente e dei lavoratori sono sempre più rigide e le tecnologie utilizzate sempre più all’avanguardia. Le tecnologie di depurazione moderna permettono di riciclare e riutilizzare il cromo per altre lavorazioni! Grazie a questo processo, parte dell’acqua può essere riutilizzata, mentre i fanghi sono più facili da smaltire. Questo tipo di concia ha processi veloci e in media più economici, che garantiscono risultati straordinari per la qualità della pelle con svariati tipi di finiture. I pellami prodotti con questo tipo di concia, infatti, sono caratterizzati da una mano setosa, una superficie dal colore omogeneo e una grande resistenza all’usura.

La concia vegetale

La concia vegetale viene fatta risalire a prima del 79 d.C. e con essa si produce la famosa pelle ecologica.

Per quelli che sono ancora in dubbio se l’ecopelle è vera pelle o finta pelle, abbiamo parlato esattamente di questo in “Cos’è l’ecopelle: finta pelle o Vera pelle?“.

La concia al vegetale utilizza solo ingredienti naturali chiamati tannini, derivati dalla corteccia degli alberi e dai fiori. La lavorazione vegetale è più lunga e costosa e produce più rifiuti da smaltire, ma non lascia metalli da depurare nelle acque reflue. I pellami ecologici e metal free prodotti con la concia al vegetale sono caratterizzati da un colore naturale che varia leggermente nelle sfumature, per questo ogni pelle al vegetale è unica. Anche se i prodotti conciati al vegetale richiedono una manutenzione più accurata, queste pelli sono pregiate e morbide e anch’esse sono caratterizzate da una grande resistenza all’usura.

Quale concia è ecofriendly?

Entrambi i tipi di concia hanno dei pro e dei contro, ma entrambe garantiscono un prodotto finito di qualità e dotato di grande resistenza. Questo avviene grazie alle inimitabili qualità intrinseche della pelle, che è costituita da spesse fibre intrecciate tra loro in modo casuale e alla naturale presenza di collagene. Questi fattori rendono il pellame più forte e durevole rispetto alle “pelli sintetichederivate dal petrolio. Inoltre, entrambi i tipi di concia garantiscono un ottimale invecchiamento della pelle che, col tempo, diventa un materiale sempre più bello e pregiato.

Per questo possiamo dire che non c’è un tipo di concia più sostenibile dell’altra. Nel momento in cui vengono rispettate le norme per lo smaltimento e il ricliclo e si producono pellami di alta qualità ed ecopelle, entrambe rientrano in un contesto di concia ecofriendly e di economia circolare.

3. Il riciclo di rifiuti e scarti e l’abbattimento delle emissioni.

La dura realtà è che tutti i processi di produzione producono necessariamente degli scarti. La produzione di un paio di jeans, ad esempio, non è “zero waste“. L’importante è fare in modo che questi scarti producano il minor impatto possibile, sia a livello ambientale che sociale. Abbiamo già visto come il settore conciario recuperi e doni nuova vita agli scarti dell’industria alimentare. Ora vediamo come l’impegno per un’economia circolare attuato dalle concerie italiane va quasi completamente ad eliminare rifiuti, scarti ed emissioni.

modello economia circolare concerie italiane
L’economia circolare delle concerie italiane
Il Green New Deal

L’UNIC si è impegnata nel “Green New Deal”, un progetto europeo che tende a massimizzare tutti i processi di lavorazione. Infatti, grazie a collaborazioni inter-filiera, la maggior parte di quelli che sono considerati scarti dell’industria conciaria, sono recuperati come materie prime per altre industrie. I fanghi depurati, ad esempio, vengono utilizzati dall’industria agricola e quella energetica, mentre il collagene viene utilizzato nell’industria farmaceutica, cosmetica o alimentare. Il cromo viene recuperato e riutilizzato all’interno della conceria stessa, lo stesso avviene per eventuali scarti di pellami già finiti.

Per quanto riguarda le emissioni, invece, è sempre maggiore l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile e la partecipazione a progetti di tutela ambientale per compensare le emissioni di anidride carbonica.

Insomma, c’è un grande slancio verso una filiera sempre più sostenibile. Ma la sostenibilità della vera pelle non si ferma solo alla sua produzione come materia prima. Vediamo, infatti, come anche le successive fasi della filiera produttiva fanno parte dell’economia sostenibile già da anni andando a scoprire l’artigianato Italiano della pelle.

La produzione di articoli in pelle made in Italy

Quando parliamo di prodotti in pelle Made in Italy, come giacche in pelle, scarpe o borse in pelle, stiamo parlando per lo più di piccole/medie imprese e di artigianato. Naturalmente ci sono delle eccezioni, ma in generale, la realizzazione di prodotti in vera pelle richiede personale specializzato nel trattamento di questo materiale.

L’artigianato italiano della pelle: un settore di specialisti

La vera pelle non può essere tagliata da una macchina industriale come avviene per la simil pelle. C’è bisogno di un tagliatore che ne sappia riconoscere eventuali difetti e sappia capire qual è il modo migliore di valorizzare ogni singola pelle. Eh già, perché ogni pelle è diversa dall’altra! Stessa cosa vale per il lavoro sartoriale. I sarti sono infatti specializzati nella cucitura del pellame e utilizzano delle macchine da cucito e degli attrezzi appositamenti progettati per questo scopo. Ogni fase della manifattura richiede attrezzature specifiche e personale esperto, sia nell’utilizzo degli arnesi che nella realizzazione dei prodotti.

Lavorazione artigianale e sostenibilità sociale e ambientale

Questo settore è dominato da artigiani che spesso passano la loro attività di generazione in generazione, sono fieri del loro lavoro e ve lo mostreranno con orgoglio! La trasparenza, la dignità del lavoratore, la valorizzazione sua e del suo prodotto e la sostenibilità delle aziende che tanto spesso si cercano oggi negli acquisti, sono spesso felicemente raccolte in queste piccole realtà nostrane, che con tanto impegno portano avanti l’artigianato della pelle made in Italy, un lavoro che richiede pazienza, precisione e passione.

La durata di un prodotto in pelle artigianale di alta qualità

I prodotti dell’artigianato italiano della pelle sono prodotti di alta qualità che durano decenni. La robustezza, la duttilità e l’aspetto della pelle che migliora col tempo sono qualità intrinseche del cuoio. Queste, unite alla qualità della lavorazione artigianale, garantiscono prodotti che potranno accompagnarti per tutta la vita, siano essi un paio di scarpe, un giubbotto o il rivestimento di un divano.

Lo slow fashion dell’artigianato in pelle

Le catene che contribuiscono al fast fashion o le produzioni che arrivano da paesi senza alcun controllo sulla tutela dei lavoratori inondano il mercato di prodotti sempre più scadenti a poco prezzo. L’artigianato si pone invece come obiettivo la creazione di prodotti di qualità confezionati con cura, che abbiano un lungo ciclo vitale e che possano essere riparati o sostituiti piuttosto che buttati. Uno slow fashion iniziato da ancora prima che il termine venisse coniato e che si sposa perfettamente con l’idea sostenibile di “comprare meno, comprare meglio” a prezzi equi.  

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La bellezza di un porta tabacco artigianale di alta qualità in vera pelle dopo 8 anni di utilizzo

Come fa la vera pelle ad essere sostenibile?

La vera pelle è un materiale sostenibile sia grazie alle sue caratteristiche, che alle nostre scelte.

  • La scelta delle concerie di integrare una filiera trasparente a tecnologie all’avanguardia e alla tutela del territorio.
  • La scelta dei produttori di utilizzare pellami conciati in Italia e di produrre abbigliamento e accessori di qualità valorizzando i lavoratori.
  • La scelta dei consumatori di informarsi sui loro acquisti e comprare meno prodotti migliori ad un prezzo equo.

Questo non solo ridurrebbe l’impatto ambientale, ma costringerebbe i paesi del terzo mondo e in via di sviluppo a ridurre la concorrenza sleale e a mettere in atto tutta una serie di norme a favore dei lavoratori e dell’ambiente.

Allora, cosa ne pensate della vera pelle come materiale sostenibile?


Info Martina

Laureata in linguistica e appassionata di letteratura, trekking e sostenibilità, ho iniziato a interessarmi al mondo della pelle dopo essermi trasferita a Solofra, uno dei tre poli conciari d'Italia. La vera pelle è un materiale meraviglioso, grazie ai suoi molteplici usi, e unico, grazie alle sue fantastiche caratteristiche. Un materiale che molto spesso viene demonizzato e che vale invece la pena di raccontare!